
FACOLTA’ DI INGEGNERIA
Corso di laurea in
INGEGNERIA MECCANICA
Anno accademico
2003/04
Modellazione di un basso
elettrico con RHINOCEROS
De Santis
Fabio
E-mail: desa81@inwind.it
Matricola: 1003074

L’oggetto rappresentato
Data
la mia passione per la musica ed in particolare per il basso elettrico, ho
scelto di rappresentarne uno che senz’altro costituisce un oggetto di culto
nella sua categoria: il Rickenbacker 4001 Chris Squire signature. Le intenzioni
iniziali erano quelle di riprodurre lo strumento in maniera il più possibile
realistica, utilizzando textures per rappresentare le iscrizioni su battipenna
e paletta, purtroppo gli strumenti a mia disposizione mi hanno consentito solo
di rendere l’oggetto nelle sue forme essenziali.
Le fonti e la strategia di
modellazione

Figura 1a,b: le fonti utilizzate
Le
immagini di fig.1 hanno costituito le basi pera la costruzione del modello: una
volta visualizzata la fig.1° nell’ambiente di lavoro di Rhino ho tracciato i
contorni del corpo, ed in particolare della faccia superiore, cui ho poi
applicato una flessione tramite lo strumento “piega” alla parte evidenziata in fig.2.
Per
quanto riguarda lo sviluppo della teraza dimensione, ho adottato misure simili
a quelle reali, avendo importato l’immagine di partenza in dimensioni molto
vicine a quelle reali, questo mi ha permesso di assegnare agevolmente le
dimensioni alle varie parti senza ottenere proporzioni abnormi.

Figura 2: il top
Una
volta eseguiti (con non poca fatica e correzioni) i raccordi su parte del
contorno, ho proceduto alla costruzione della superficie rappresentata in
fig.3: posizionando i piani di lavoro normalmente ai contorni ho creato le
curve di sezione trasversale, costruite ponendo attenzione alla continuità di
curvatura con le superfici adiacenti, ho utilizzato quindi le curve per creare
la superficie (comando “rete di curve”).

Figura 3: fasi di costruzione del fianco
Il
corpo, una volta completato, è stato base di partenza per la costruzione del
manico: la quasi totalità di esso è stata creata tramite il comando di loft,
particolarmente laboriosa invece è stata la costruzione del raccordo tra esso
ed il corpo, effettuata nuovamente tramite rete di curve, dal momento che
congiugere le superfici con il comando messo a disposizione da Rhino non ha
sortito i risultati voluti (fig.4)

Figura 4: raccordo manico-corpo
Il
ponte è stato il componente nella cui creazione ho dovuto ricorrere più alla
fantasia che ai dati a disposizione: esso è in realtà uno dei componenti di
maggiore peso sulle funzionalità e sull’estetica dello strumento e presenta una
ricchezza di dettagli che mi è stato impossibile riprodurre.

Figura 5: fasi di costruzione del ponte
Nella
modellazione delle superfici meno immediate, da quelle del ponte ai raccordi
sopra descritti, gli strumenti che si sono rivelati più utili sono stati quelli
di estrazione di bordi, contorni e isolinee: nelle prime fasi della costruzione
del manico (fig.4), per esempio, ho avuto difficoltà anche concepire la forma
adatta, e quindi la strategia di modellazione; congingendo le superfici col
comando standard ho però ottenuto una prima bozza, da cui ho estratto le curve
necessarie, poi modificate e riutilizzate per ottenere il risultato finale.
Non
mi è stato possibile purtroppo fare un ray-tracing in cui venissero messi in
risalto lucentezza dei materiali, venature tipiche dei legni e scritte su
battipenna e paletta. Ancora una volta ho tentato di avvalermi di 3dsMAX, ma
l’importazione dei file IGES, pur utilizzando tolleranze spinte, ha dato piu problemi
del previsto: durante l’esportazione le superfici piane vengono a volte del
tutto trascurate, risultato: nel modello in 3ds mancano intere superfici, o,
peggio ancora, esse sono sostituiti da rettangoli sui quali utilizzare le
operazioni di trim è laboriosissimo o addirittura impossibile (fig.6).

Figura 6: importazione di file Iges in 3dsMAX