Facoltà di Ingegneria
corso di laurea in ingegneria informatica e
dell’automazione

corso di disegno assistito da calcolatore i
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Chiar.mo Prof. F. Mandorli |
Bergamini Dario – Matr. 1005706 |
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Vasari Daniela – Matr. 1006316 |
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Anno Accademico 2004/2005
Il prodotto da noi modellato
è una tromba “Blessing”, modello B-126 dell’anno 1994.
Come ogni altra tromba è
formata da molti pezzi che possono essere raggruppati a nostro avviso in
quattro grandi famiglie: i pistoni, le pompe, i pezzi di collegamento e infine
il corpo principale dove trovano alloggio tutti i pezzi precedenti. Inoltre poi
ognuna di queste famiglie è a sua volta composta da vari pezzi, raggruppati in assiemi
ove necessario (tra questi ricordiamo tutti i pezzi che formano i pistoni
completi e le pompe complete).
Ecco una fotografia del
prodotto (Figura 1):

Figura 1 – La tromba Blessing – USA B-126
Nella tromba l’aria immessa
dal bocchino attraverso una pernacchia crea un’onda sonora che viaggia
all’interno delle pompe e dei raccordi e a seconda della posizione dei pistoni
(alta o bassa) è costretta ad effettuare un percorso più o meno lungo prima che
possa uscire dalla campana: è proprio questa diversità dei percorsi a
differenziare i vari suoni, acuti o gravi.
Gli unici pezzi che non sono
stati modellati affatto sono state le molle dei pistoni e le molle delle leve
per lo sfiato delle pompe in quanto SolidEdge stesso le avrebbe solo
considerate come corpi rigidi e non in grado di comprimersi.
Analizziamo ora in dettaglio,
tramite un grafo alberato, tutti i pezzi che sono stati modellati riferendoci
ai nomi dati ai files .part e .asm (visualizzati in grassetto) di
Solid Edge:
Tromba –
| - Bocchino (nel nostro caso uno Schilke 13A4A)
| - Corpo principale (comprende i cilindri per gli
alloggi dei pistoni, il tubo della campana e i ponti di collegamento tra il
tubo della campana e il tubo piccolo che raccorda il bocchino con la prima
pompa).
| - Parte di collegamento 1.1 (tubo argentato che
collega il buco 1 del pistone 1 alla relativa pompa (Pompa 4); i buchi di ogni
pistone sono numerati nel seguente ordine: dall’alto vero il basso, prima dal
lato dove sono stampati i numeri (fronte della foto) e poi sul retro. I tubi di
collegamento tra i cilindri invece sono stati realizzati come un tutt’uno col
corpo principale e per questo non sono menzionati come pezzi a sé stanti).
| - Parte di collegamento 1.2
| - Parte di collegamento 2.1 (ed anche 2.2, 3.2, essendo
pezzi identici)
| - Parte di collegamento 3.1 – 3.3 (essendo un pezzo
unico)
| - Tubo argento collegato alla campana (è il tubo che
connette il tubo piccolo collegato al
bocchino con la parte superiore della Pompa 1, dove è saldato il
poggia-mignolo, quest’ultimo modellato assieme al corpo principale).
| - Pompa 1
completa –
| - Pompa 1 (tutta la parte color oro; le pompe sono
state numerate partendo dalla campana verso il bocchino)
| - Vite reggi-molla (la vite che tiene ferma la leva
per lo sfiato)
| - Leva sfiato
completa –
| - Leva sfiato
| - Gommino molla
| - Pompa 2
completa –
| - Pompa 2 (tutta la parte color oro)
| - Pompa 2 esterno (tutta la parte in argento)
| - Vite reggi-lira (la vite che serve a fermare la
“lira”: la lira è un pezzo di metallo
aggiuntivo chiamato così per la sua forma di lira musicale, usata durante le
parate per tenere in vista le partiture da suonare).
| - Leva sfiato
2 completa –
| - Leva
sfiato 2
| - Gommino molla
| - Pompa 3
| - Pompa 4
completa –
| - Pompa 4
(tutta la parte color oro)
| - Pompa 4 esterno (tutta la parte in argento; che
comprende il poggia - pollice)
| - Pistone 1
completo –
| - Tappo fondo (è il tappo che chiude il fondo del
cilindro)
| - Pistone 1 (i pistoni sono numerati già dalla
fabbrica e hanno lo stesso numero del cilindro in cui vanno ad alloggiare. I
cilindri sono numerati dal primo al terzo partendo da sinistra verso destra
secondo la foto)
| - Supporto plastica pistone (questo pezzo di
plastica si incastra nella parete interna di ogni cilindro così da non far
ruotare attorno all’asse verticale il pistone e così da mettere il pistone in
asse con i relativi buchi sul corpo principale; inoltre quando si preme un
tasto, dato che la molla dei pistoni appoggia su di esso e sul perno della
molla, fa sì che la molla si comprima dato che alloggiando sullo scavo per lui
appositamente creato rimane fermo mentre il resto del pistone scorre, così da
permettere poi un facile ritorno della molla…)
| - Perno della molla (oltre a fare da perno per la
molla del pistone, su di esso si avvita il tasto di madreperla)
| - Gommino sotto (questo gommino serve a smorzare il
ritorno del pistone sulla chiusura superiore)
| - Chiusura
superiore completa –
| - Chiusura superiore
| - Gommino chiusura superiore
| - Tasto completo
–
| - Tasto madreperla 3 (il 3 è semplicemente dovuto al
numero del modello scelto tra i 3 inizialmente sviluppati…)
| - Disco di madreperla
| - Pistone 2
completo –
| - Tappo fondo
| - Pistone 2
| - Supporto plastica pistone
| - Perno della molla
| - Gommino sotto
| - Chiusura
superiore completa –
| - Chiusura superiore
| - Gommino chiusura superiore
| - Tasto
completo –
| - Tasto madreperla 3
| - Disco di madreperla
| - Pistone 3
completo –
| - Tappo fondo
| - Pistone 3
| - Supporto plastica pistone
| - Perno della molla
| - Gommino sotto
| - Chiusura
superiore completa –
| - Chiusura superiore
| - Gommino chiusura superiore
| - Tasto
completo –
| - Tasto madreperla 3
| - Disco di madreperla
Come si può vedere dal grafo
alberato nel paragrafo precedente, i pezzi di cui è composta la tromba sono
molti. Fortunatamente però la maggior parte dei pezzi dei pistoni (a parte il
pistone stesso) si ripetevano nei tre pistoni e ciò ci ha alleggerito di un po’
di lavoro.
La logica di assemblaggio di
questi pezzi riprende il discorso fatto nell’introduzione del paragrafo
precedente, ovvero dalla possibilità di poter raggruppare i pezzi in quattro
grandi famiglie e poi di considerare all’interno di ognuna le varie entità fino
a giungere poi ai singoli pezzi oppure a pezzi che non sono fisicamente
smontabili ma che visivamente è possibile scomporre in più pezzi (vedi leva per
lo sfiato e gommino…). Inoltre il fatto di aver creato dei sottoassiemi ha
permesso poi di lavorare con files di assiemi successivi più leggeri e più
semplici da realizzare piuttosto che lavorare con un solo assieme finale con
tantissimi pezzi di cui tener conto.
Ogni pezzo ha avuto bisogno della sua attenzione e di
un lavoro ben specifico sin nei minimi particolari finalizzato alla realizzazione del prodotto e ad
ottenere il miglior risultato possibile.
Le funzioni maggiormente
utilizzate sono state quelle di protusione,
scavo e di smusso/raccordo, queste ultime molto efficaci nel rendere gli
angoli più arrotondati e per rendere l’oggetto sia più vicino alla realtà ma
anche più gradevole alla vista.
Ad esempio il pezzo iniziale è il bocchino (visibile in Figura
2): inizialmente abbiamo realizzato un profilo che descrivesse sia la linea
esterna che quella interna, quindi abbiamo effettuato una protusione di rivoluzione.
La parte centrale della
tromba comprende i tre pistoni inseriti negli appositi cilindri. I pistoni (il
pistone 1 è visibile in Figura 2)
hanno fori ad angolature ed altezze diverse per permettere alle onde sonore di
passare da una pompa all’altra ed emettere di conseguenza il relativo suono.
Questi fori sono stati fatti con il comando scavo
di loft. Internamente lo stesso cilindro, a parte per quanto riguarda i
collegamenti tra i fori, è cavo: ciò è stato possibile grazie all’utilizzo del
comando di spessoramento e di superfici di offset.
Il perno della molla, la
chiusura superiore del cilindro e quella inferiore ed il tasto di madreperla
sono stati realizzati tramite protusioni,
e scavi (a partire da schizzi) e
successivamente campiture che hanno
permesso di realizzare facilmente le dentellature laterali.
Figura 2 – Bocchino e pistone 1
Per poter realizzare la
dentellatura di questi pezzi abbiamo creato uno schizzo triangolare all’altezza
del bordo superiore della protusione cilindrica interessata alla dentellatura.
Dopodiché è stato fatto lo stesso schizzo sulla parte inferiore (lo schizzo è
stato proiettato per quanto riguarda il perno della molla e la chiusura
superiore del cilindro, ma è stato rifatto sfalsato sia del tasto di madreperla
che della chiusura inferiore del cilindro dato che per questi pezzi la
dentellatura doveva essere obliqua…) e
sono stati collegati quindi i due schizzi così da avere un percorso per lo scavo di scorrimento. Dopo aver fatto lo
scavo lungo la linea guida, abbiamo fatto la campitura che ci ha consentito di ripetere la stessa operazione
svolta per un solo dentino.
I gommini e il disco di
madreperla (i pezzi più facili da realizzare) sono stati invece modellati solo
tramite protusioni e scavi a partire da semplici
circonferenze.
Dai cilindri del corpo
principale, all’altezza dei fori che conducono alle pompe si diramano i vari
pezzetti di tubo (sempre color oro; infatti sono stati modellati col corpo
principale stesso) che fanno da “intermediari” tra i cilindri e i pezzi di
collegamento veri e propri (quelli che sono in argento). La particolarità sta
nel fatto che questi “intermediari” “escono” dai cilindri con una certa
angolatura e quindi abbiamo prima costruito un piano angolato, poi creata una
sezione alla giusta altezza, un altro piano parallelo al piano di riferimento
terra alla giusta altezza, lo schizzo del percorso su quest’ultimo piano ed
infine la protusione di scorrimento e
lo scavo di scorrimento.
Tutti i pezzi di collegamento
e le pompe sono stati realizzati con protusioni
di scorrimento, scavi di scorrimento e
smussi. Alcuni di essi hanno parti
aggiuntive come ad esempio il poggia-pollice sulla pompa 4, il reggi-lira sulla
pompa 2 e le leve per lo sfiato sulle pompe 1 e 2. Queste ultime hanno una
forma molto particolare che ha reso molto difficile la realizzazione, specie
per quanto riguarda i raccordi sugli spigoli (per i quali qui abbiamo dovuto
utilizzare un raccordo a raggio variabile).
Il poggia-mignolo è stato
realizzato con le stesse modalità: schizzo,
percorso e quindi protusione di scorrimento e raccordo a raggio variabile; questa
volta però data la forma particolare e non regolare come per il poggia-pollice,
abbiamo dovuto usare una protusione di
scorrimento a più sezioni: anche se non abbiamo utilizzato una protusione
di loft (che sarebbe stata più complessa da realizzare, dovendo dare almeno due
percorsi in input dove far scorrere la sezione) il risultato ottenuto è stato
più che soddisfacente.
Per quanto riguarda i ponti
tra i pezzi di collegamento, sono stati realizzati tramite protusioni di rivoluzione di schizzi sull’asse di collegamento tra
i pezzi (data la loro forma rotondeggiante). Le basi di questi e di tutte le
altre parti aggiuntive che ne avessero, sono state realizzate con la seguente
procedura: per prima cosa veniva creato un piano
tangente o parallelo al pezzo dove doveva poggiare la base, quindi una volta creato lo schizzo su quel piano lo
stesso veniva proiettato sulla superficie dove si doveva creare la base ed
infine si faceva una protusione normale (allo
stesso modo ma inversamente tramite scavi normali, sono stati creati scritte
del modello, numero di serie, logo e numeri dei pistoni e cilindri).
Invece i ponti di
collegamento tra il tubo della campana e il tubo piccolo di collegamento tra il
bocchino e la pompa 1 sono stati realizzati creando un percorso particolare che
giace su ben tre piani (piano iniziale parallelo a terra, intermedio obliquo
(proprio dove scorre il ponte) e finale anch’esso parallelo a terra) e
realizzando varie sezioni di diversa forma e dimensione lungo lo stesso. Anche
qui di conseguenza sono state utilizzate protusioni
di scorrimento sia a sezione singola che multisezione.
Infine, ma non per
importanza, vi è il pezzo più impegnativo da realizzare: la campana.
La campana e il tubo di
collegamento ad essa legato sono pezzi che sono stati lavorati come se fossero
un unico oggetto assieme al corpo principale. Questa scelta si è rivelata un
po’ obbligata dal fatto che anche nella realtà questi pezzi sono saldati al
corpo principale. Questo oggetto è però caratterizzato da diametri assai
differenti e pian piano che ci si avvicina alla parte finale i diametri
aumentano proprio per dar vita alla campana. Fintanto che le circonferenze
rimanevano pressoché lineari abbiamo optato per uno schizzo che riproducesse il
percorso, realizzando il tubo tramite una protusione
di scorrimento multisezione; poi visto il cambiamento inizialmente graduale
e poi molto repentino del diametro, per realizzare la parte finale abbiamo
dovuto utilizzare la protusione di loft
abbinata allo scavo di loft, che ci
ha permesso di rimanere il più possibile fedeli al modello originale.
Per poter creare i due
percorsi (poi riflessi col comando copia speculare) siamo ricorsi ad una
funzione particolare detta curva per
punti chiave: abbiamo realizzato la curva dando come punti chiave gli
estremi dei raggi delle circonferenze attraverso cui doveva passare la campana
e poi abbiamo potuto aggiustare i diametri delle circonferenze fino ad ottenere
un percorso il più possibile graduale. Ciò era plausibile dato che eravamo più
che certi che le misure dei diametri da noi rilevate non erano certamente
perfette.
Soltanto il “ricciolo” finale
della campana è stato realizzato tramite la protusione
di rivoluzione di un profilo creato ad hoc.
Altri comandi usati in alcune
parti del progetto sono i vari fori
(filettati e non) e filettature per i
pezzi che ne necessitavano, copia
speculare di feature e curva
d’intersezione.
Ovviamente il tutto è stato
opportunamente smussato o raccordato ove necessario.

Figura 3 – Vista wireframe in
prospettiva della tromba

Figura 4 – Vista wireframe
laterale della tromba
Una volta realizzati tutti i
pezzi, abbiamo cominciato ad assemblarli. Sembrava un compito abbastanza
semplice e sbrigativo e invece abbiamo incontrato varie difficoltà che verranno
espresse in seguito. In generale sono stati impostati vincoli di allineamento assiale e accoppiamento data la natura alquanto
“rotonda” della maggior parte dei pezzi, ma in alcuni casi si sono rivelati
utili anche comandi di allineamento
planare, inserimento, collegamento e tangenza tra pezzi, in modo tale che tutto coincidesse. In alcuni casi,
ove non era possibile impostare delle relazioni precise, si è ricorsi al posizionamento a mano (vedi difficoltà
incontrate). Fortunatamente alla fine ci siamo resi conto che tutte le misure
che avevamo preso erano pressoché perfette (tanto che i fori dei pistoni e i
pezzi di collegamento vanno praticamente a coincidere). Questo vuol dire che
tutto il tempo perso a prendere le misure con il calibro, anche per quelle più
impossibili, non è stato vano.
Il lavoro sul programma
“SolidEdge” si è concluso con la realizzazione delle tavole. Abbiamo scelto il
pezzo da analizzare, il perno della molla, e poi sono state create le viste
necessarie per la corretta comprensione della struttura del pezzo, compresa una
sezione e due dettagli. La seconda tavola contiene l’assieme tromba con la
pallinatura e la distinta componenti. La terza ed ultima contiene invece la
vista esplosa della tromba: in questa occasione abbiamo dovuto riorganizzare un
po’ i pezzi rispetto all’esplosione automatica generata dal programma per
permettere una vista migliore dell’ordine di montaggio dei pezzi e dove essi
vanno esattamente montati.

Figura 5 – La tromba completa e
materializzata
Il modello non presenta alcun
aspetto di variabilità geometrica essendo un sostanzialmente un oggetto che non
deve cambiare le sue dimensioni: d’altra parte se una tromba fosse più piccola
o più grande non sarebbe più tale! Quindi non sono stati impostati parametri,
link a tabelle di misure in fogli excel né è stato necessario obbligatoriamente
utilizzare l’associatività tra le parti, anche se forse si sarebbe potuta usare
per legare tra loro pompe e pezzi di collegamento (diametri e distanze dagli
assi di simmetria…), al fine di ottenere misure esatte e coincidenti in fase di
assemblaggio.
Nella realizzazione di tutto
il progetto abbiamo incontrato parecchie difficoltà.
In primo luogo la
“sofferenza” nel prendere le misure con il calibro cercando di essere precisi
al decimo di millimetro (probabilmente un micrometro anziché un calibro in
alcuni casi sarebbe stato molto utile) in previsione del successivo
assemblaggio, dovuta anche alla forma alquanto strana di tutti i pezzi: infatti
le forme “rotondeggianti” del tutto rendevano molto instabili la maggior parte
delle misure e i problemi di questa instabilità si sono poi visti
successivamente soprattutto al momento di realizzazione della campana quando
abbiamo dovuto stravolgere (fortunatamente comunque non troppo) le misure
effettuate. Certamente realizzare un oggetto ex-novo o da un progetto già
fornito di misure precise sarebbe stato molto più semplice.
In secondo luogo la nostra
difficoltà nel maneggiare il programma perché era la prima volta che prendevamo
confidenza con qualcosa del genere, considerato anche il fatto della nostra
“ruggine” in materia di disegno tecnico (che per me, Bergamini Dario, risale ai
tempi delle scuole medie…).
Da non dimenticare è anche il
fatto che il programma ha una precisione al centesimo e a volte non è
sufficiente (ad esempio quando si deve dividere una misura per due ed essa ha
il centesimo dispari…). Questo ha comportato poi dei problemi per
l’assemblaggio: infatti a volte si è dovuto ricorrere al posizionamento a mano
con la zoomata video del programma al massimo in modo tale che tutto
coincidesse, oppure si è dovuto accettare delle minime interferenze tra pezzi
(come ad esempio per il posizionamento di alcuni pezzi di collegamento).
I pezzi più complicati e
impegnativi ci hanno portato via del tempo soprattutto per capire come poter
innanzitutto realizzare certe feature e poi su come realizzare i profili strani e non così semplici delle
stesse: molto difficile da realizzare è stato ad esempio il supporto per le
leve dello sfiato di entrambe le pompe 1 e 2, oppure la dentellatura obliqua
che inizialmente non avevamo idea di come riuscire ad ottenere.
E poi ogni volta che
realizzando una feature il programma ci dava errore perché c’era qualcosa che
non andava: un esempio di ciò è il problema che segue.
La tromba scelta da noi è una
“Blessing - USA” e questo l’abbiamo
voluto marchiare sul disegno proprio come è nella realtà. Ci sono stati dei
problemi in quanto il programma continuava a ripetere che non era possibile,
dopo aver realizzato lo schizzo e avendolo proiettato sul corpo, realizzare lo
scavo normale: ciò che continuava a ripetere era che “l’insieme di curve
selezionato contiene una curva che non giace sulla faccia della parte.
Selezionare le curve che giacciono sulla faccia della parte” (vedi file Corpo_principale_2.par): ma come è
possibile se abbiamo proiettato la curva sul solido!?! Dovrà essere per forza
giacente sulla parte! Noi non siamo stati in grado di spiegarci questo errore
ma siamo riusciti a trovare una via alternativa.
Alla fine ci siamo rassegnati
e abbiamo dovuto trascurare parte dello schizzo del logo e parte l’abbiamo
dovuto realizzare con schizzi su piani obliqui (vedi lettera “e” ed “A”) e scavi verticali che non sono il massimo del realismo.
Tuttavia essendo lo scavo veramente piccolo in profondità, dalla vista globale
della tromba ciò non si nota affatto.
Un peccato secondo noi è che
il programma non faccia vedere esattamente come sarebbero le filettature e gli
scavi filettati così che un progettista possa rendersi conto anche visivamente
se sono esatti o meno: riguardo ciò noi abbiamo seri dubbi che le filettature e
gli scavi filettati da noi creati siano simili a quelli reali.
Infine abbiamo ultimato il
lavoro utilizzando un altro programma 3ds
max 6. Volevamo rendere più realistico tutto ciò che era stato fatto e dare
un tocco in più al progetto e quindi abbiamo deciso di renderizzare il
risultato ottenuto tramite un programma apposito e non col modulo di rendering Virtual Studio presente in SolidEdge:
inizialmente anche qui ci siamo trovai un po’spaesati ma poi il tutto si è rivelato più facile del
previsto.
Inizialmente abbiamo
provveduto ad importare il file .asm complessivo della tromba in 3ds max 6: dato che il formato non è
direttamente supportato dal programma abbiamo dovuto utilizzare un apposito
plugin chiamato Okino Polytrans, che
è anche un programma a sé stante. Abbiamo aperto il file .asm e l’abbiamo salvato in un nuovo formato, .bdf, tipico di Polytrans.
Grazie al plugin per 3ds max abbiamo
potuto aprire il .bdf dentro 3ds.
L’oggetto è stato importato
senza alcun problema e a nostro avviso senza nessuna perdita di dato così
risaltante (sembra che solo alcuni bordi siano stati poligonalizzati
leggermente, ma forse è solo una nostra impressione).
Quindi abbiamo realizzato
l’ambiente circostante (pavimento, specchi, listelli di legno, sfera per il
cielo) e i materiali da assegnare a ciascun oggetto.
Il tocco finale, che è sempre
il più difficile nel rendering, è stato quello di dover impostare una corretta
illuminazione alla scena e questo è stato ciò che ci ha portato via la maggior
parte del tempo…alla fine però abbiamo trovato una giusta combinazione ed ecco
il risultato: buona visione!
Nelle immagini seguenti sono
messe a confronto le foto reali della tromba (effettuate per quanto possibile
in angolazioni simili a quelle delle immagini renderizzate) ed alcuni shot del
modello da noi realizzato, così da poter effettuare un confronto visivo: certo
l’ambiente non è lo stesso (altrimenti avremmo impiegato altri 3 mesi di lavoro
per realizzare l’ambiente in 3ds max!)
ma si può vedere sicuramente la verosimiglianza del modello virtuale con il
modello reale.

Figura 6 – La tromba
nell’ambiente immaginario da noi realizzato

Figura 7 (sopra) – Il fondo
della tromba da noi realizzata

Figura 8 – L’interno del
pistone 2 da noi realizzato

Figura 9 – Il logo della nostra
tromba in primo piano

Figura 10 – Il logo della
tromba reale in primo piano

Figura 11 – Il modello della
tromba e il bocchino nella vista virtuale

Figura 12 – Il modello della
tromba e il bocchino nella vista reale

Figura 13 – Il numero di serie
della tromba nel nostro ambiente immaginario

Figura 14 – Il numero di serie
nella foto reale

Figura 15 – Le leve di sfiato
del modello da noi realizzato: da notare la semplificazione della coda

Figura 16 – Le leve di sfiato
nella loro forma esatta

Figura 17 – I pistoni virtuali
visti in vitro