


Corso di
Disegno Assistito da Calcolatore I
MODELLAZIONE con SOLID EDGE
della
PEDANA PILOTA SX
Moto Tornado

Prof.
Mandorli F.
Stud.
Pietroni Attilio
DESCRIZIONE
DEL PRODOTTO MODELLATO

Dopo una attenta valutazione ed analisi di svariati
componenti meccanici, ho deciso di dedicarmi alla modellazione di un componente
prettamente motociclistico: la pedana con comando cambio di una Benelli Tornado
900.
Ci sono state diverse motivazioni che mi hanno spinto
alla scelta di questo componente:
- la molteplicità di ruoli che riveste nell’ambito di
una moto: funzionale (permettendo
l’inserimento dei diversi rapporti), punto di appoggio per il pilota
(rispondente a necessità di confort e simbiosi del pilota con il mezzo) ed estetico
(l’eleganza e l’aggressività sono requisiti fondamentali per una moto
sportiva).
- la possibilità di poter disporre di tavole quotate e
di precise indicazioni sui diversi elementi, essendo residente nei pressi della
fabbrica “Moto Benelli”.
- la presenza di una catena cinematica (riproducibile
in ambiente assembly_motion) che trasmette il moto di rotazione della leva
gommata, all’alberino cambio-motore.
Nell’immagine seguente riporto in modo schematico:
- il moto della catena cinematica (curve e frecce nere).
- la possibilità di regolazione delle posizioni
reciproche dei diversi elementi del componente (frecce rosse).
La possibilità di regolazione della posizione dei
diversi elementi è una caratteristica molto importante: questa permette al
pilota di adattare alle proprie caratteristiche fisiche e di guida il
componente in esame.

Inoltre il componente in esame richiede un’accurata
attenzione in fase di progettazione per quanto riguarda:
- le
caratteristiche geometriche (dimensioni nominali, tolleranze geometriche e
dimensionali) dalle quali dipenderanno il corretto funzionamento del componente
ed una corretta impostazione di guida.
- le caratteristiche dimensionali (essendo il
componente soggetto al carico del pilota, a fatica meccanica ed a notevoli
vibrazioni) che devono garantire una vita infinita ai diversi elementi.
Riporto infine l’immagine del componente reale e l’immagine della
Benelli Tornado 900.

Benelli Tornado 900. Motore tre cilindri

![]()
STRATEGIA DI
MODELLAZIONE
Ambiente Part
L’utilizzo
del software Solid Edge è iniziato proprio in questo ambiente.
Dopo
qualche esercitazione introduttiva, tra quelle proposte dal software (a mio
avviso molto utili e chiare), ho iniziato la modellazione partendo dai
componenti più semplici.
In
questo modo ho potuto capire la “filosofia” del software e prendere confidenza
con i suoi comandi principali senza troppe difficoltà.
Il
primo componente modellato è stato il “perno per pedana”:
come si può notare è un elemento molto semplice che è
stato ottenuto attraverso due protusioni
(essendo composto da due cilindri di differente diametro) ed uno scavo di rivoluzione, necessario per la
battuta (in sede di assemblaggio) dell’anello elastico. Infine ho rifinito
l’elemento con uno smusso di testa
(per facilitare l’inserimento nel foro su cui verrà alloggiato) ed un raccordo (per eliminare gli spigoli
vivi).
E’
chiaro che la strategia di modellazione appena descritta, non è l’unica
possibile visto che il software propone una notevole vastità di comandi ed
opzioni.
Comunque la mia “filosofia” di modellazione è stata,
per la maggior parte dei componenti più semplici, quella di partire da una
protusione iniziale di un profilo (per creare come un massello metallico
iniziale) per poi eseguire su di essa una serie di lavorazioni di asportazione
di materiale (quali per esempio scavi di rivoluzione e protusione, raccordi,
smussi, spoglie…ecc.) fino ad arrivare alla forma desiderata.
Il
vantaggio di questa tecnica è quello di avere:
- “schizzi
base” abbastanza semplici.
- di
poter apportare/eliminare modifiche al componente in modo agevole.
Comunque
spesso, in caso di componenti più complessi sono dovuto ricorrere a strategie
più complesse e meno intuitive utilizzando comandi quali protusioni/scavi di
scorrimento, spoglia divisa, feature
booleana…ecc.
Per
la modellazione dei bulloni e delle viti è stato molto utile poter consultare e
prendere spunto dalla libreria delle parti presente all’interno del software. Poiché è la prima volta che
utilizzo Solid-Edge, ho preferito modellare da solo questi tipi di componenti
(piuttosto che utilizzare quelli della
libreria delle parti) per capirne ed impararne la tecnica di modellazione.
Nella realizzazione del “dado basso” ho
imparato ad utilizzare il comando di copia
speculare: per copiare lo smusso (ottenuto attraverso uno scavo di rivoluzione) dalla faccia
inferiore a quella superiore del dado ed il comando di foro filettato.

Nella
realizzazione di questa “vite per forcellino” ho utilizzato un comando
utilissimo nel caso in cui si voglia riprodurre simmetricamente una feature
iniziale. Così attraverso il comando di campitura
(dopo aver realizzato un primo scavo iniziale) ho creato, impostando la
circonferenza di riferimento ed il numero di ripetizioni desiderate, la
zigrinatura sulla superficie laterale della testa della vite.
Senza
questo comando avrei dovuto realizzare uno scavo per volta (esattamente 100) o
realizzare uno schizzo molto complesso.
Facendo
una veloce riassunto di alcuni componenti meno complessi ma comunque
interessanti:

- Nel caso “dell’alberino cambio” è stato
molto utile il comando copia schizzo che mi ha permesso di importare il profilo del dente
dell’ingranaggio (realizzato a norma (DIN 5481)) che avevo precedentemente
realizzato in un altro file part (“leva comando cambio”). Dopodichè ho utilizzato
ancora il comando campitura per
riprodurre (30 volte) il dente iniziale dell’ingranaggio. Poi attraverso uno
scavo di rivoluzione ho realizzato la sede per la battuta della vite.
-
Nel caso della “testa snodo” ho utilizzato un nuovo comando: filettatura attraverso il quale ho
generato la filettatura esterna sul gambo dell’elemento.
Descrizione di qualche
componente complesso:

-
La “molla” ha richiesto per la sua realizzazione un buon impegno in
quanto, essendo una molla di torsione, presenta dei prolungamenti (che fungono
da fermo) di complessa geometria e quindi di non semplice creazione.
Infatti
dopo il semplice utilizzo del comando
protusione elicoidale ho
dovuto realizzare una serie di
piani di riferimento (con il comando piani
paralleli o piani per tre punti)
e di schizzi, come base per le
successive operazioni di protusione di
scorrimento.
- Attraverso la realizzazione del “forcellino per
leve” ho imparato ad utilizzare il comando spoglia divisa per ottenere le due superfici indicate dalle
frecce gialle.
Inoltre
attraverso il comando scavo di
scorrimento (singolo percorso e sezione trasversale) ho ottenuto lo smusso
sagomato (conico) indicato dalla freccetta rossa.
I
fori di fermo per la molla (di cui uno opzionale) hanno la particolarità di
aver un angolo di fondo a V di 118°.
- La “pedana sinistra” è stato uno tra i
componenti più complessi da modellare in quanto presenta forme molto curate e
ricercate ed una geometria del tutto particolare.Questo
non deve meravigliare visto che tutti i componenti di una moto sono progettati
e disegnati da ingegneri e designer che hanno una cura quasi maniacale per
l’estetica ed il dettaglio (proprio ciò che rende affascinanti moto ed
automobili).
Ho
realizzato il corpo della pedana attraverso una protusione di scorrimento ed una
di loft; lo scavo, indicato dalla freccia gialla, attraverso uno scavo di loft.
Descriverò
dettagliatamente le difficoltà per la realizzazione della pedana nell’apposito
capitolo.
Voglio
solo anticipare che gli scavi indicati dalle freccette rosse sono stati
eseguiti uno ad uno e non attraverso il
comando campitura.
-
La “leva comando cambio” è stata anch’ essa abbastanza laboriosa nella
sua modellazione in quanto, come indica la freccetta gialla, ho realizzato un
ingranaggio a denti dritti con profilo secondo norma DIN 5481 (consultata su
internet).
Dopodichè ho utilizzato anche in questo caso il
comando campitura.
Molto
utile si è rivelata un'altra volta l’opzione spoglia divisa che mi ha permesso la realizzazione delle superfici
indicate dalle freccette rosse.
Infine
ho ottenuto lo scavo grande attraverso il comando scavo di scorrimento (singolo percorso e sezione trasversale) ed
aggiunto tutti gli smussi ed i raccordi necessari per il corretto
completamento dell’elemento.
Vorrei
sottolineare la mia tendenza (in caso di schizzi base complessi) a creare gli
schizzi come elemento a se e non all’interno del comando protusione/scavo di
scorrimento.
Infatti
questo modo di procedere rende:
1)
facile le eventuali modifiche dello schizzo.
2)
elimina il rischio di perdere lo schizzo in caso di errore del comando
protusione/scavo di scorrimento.
- Il “pedale cambio” è stato sicuramente
l’elemento più difficile da modellare. Questo lo si può pensare come composto
da tre sotto-elementi: il gambo di fissaggio, il “braccio” inclinato (di 9,46°)
e la punta di spinta (successivamente gommata).
La
fase più critica è stata quella di realizzazione del “braccio” poiché, oltre ad
essere angolato ed avere un ben determinato profilo, deve intersecare nel modo
corretto il gambo.
Lo
stesso vale per la punta di spinta che va a raccordarsi al “braccio” con una
precisa geometria.
Quindi
volendo riprodurre fedelmente l’elemento in questione, ho dovuto innanzitutto
realizzare una serie di piani, schizzi base e curve per punti chiave.
Dopodichè
ho utilizzato ampiamente i comandi: protusione
di scorrimento (percorsi multipli e sezioni trasversali), protusione di loft, scavo di scorrimento (singolo percorso e sezione trasversale), scavo semplice, scavo di loft ed il comando copia
speculare.
Infine
ho ultimato l’elemento con ben 19 raccordi (molto complesso è stato raccordare
il “braccio” con il gambo) con scopo funzionale ed estetico.
Come
si notare, per la modellazione di un elemento (all’apparenza semplice) come
questo, è stato necessario l’impiego della maggior parte dei comandi
(principali) presenti all’interno dell’ambiente part.

- Il “supporto pedana
sinistra” non ha richiesto un impegno eccessivo poiché presenta forme
abbastanza regolari o comunque di non complessa realizzazione (rispetto al “pedale
cambio” o alla “gomma” e altri).
Ambiente Assembly
Anche
in questo ambiente, vista l’utilità riscontrata nell’ambiente part, ho svolto
qualche esercitazione introduttiva tra quelle proposte dal software.
Dopodichè
ho iniziato l’assemblaggio, senza troppe difficoltà, dei diversi componenti
precedentemente realizzati.
Nell’ambiente
assembly la mia metodologia di lavoro è stata quella di procedere per
sottoassiemi. Ho così realizzato sette sottoassiemi tra i quali: “l’asta
comando cambio” (di cui ho realizzato anche la tavola in ambiente draft),
il “pedale gommato”, la “testa a snodo”.
Sono
così arrivato, dall’ assemblaggio dei diversi sottoassiemi, all’ assieme
finale: la “pedana pilota sinistra della Benelli Tornado”.
Veramente
utile è stata la possibilità di poter modificare i diversi componenti
dall’ambiente di assieme. Infatti in questo modo rimane molto più semplice
(potendo continuare a vedere tutti gli elementi nelle loro posizioni
reciproche) correggere le eventuali interferenze.
Per
esempio durante l’inserimento della molla, dopo aver constatato (con l’opportuno
comando) la presenza di una interferenza tra la molla stessa e la pedana
sinistra, ho proceduto (dall’ambiente assembly) alla modifica della posizione
del foro (ferma molla) nella pedana.
Una
delle carenze (constatata anche con il prof. Mandorli) dell’ambiente assembly
è, a mio avviso, quella di non generare nessun messaggio di attenzione nel caso
in cui vengano accoppiati (per esempio) una vite M6 con un foro M8. L’unico
modo per accorgersi di un errore di questo tipo è quindi quello di verificare, vite per vite, la
presenza o meno di interferenza tra essa
e madrevite.
I
vincoli maggiormente utilizzati durante l’assemblaggio sono stati: allineamento assiale, allinea planare, accoppia e, anche se per due sole volte (di estrema utilità), il
vincolo collega.
Finito
l’assieme ho subito accertato la validità dei vincoli da me precedentemente
inseriti verificando (dando un moto di rotazione al pedale cambio) la
correttezza del moto della catena cinematica nel suo assieme.
Mi
sono così reso conto della necessità di modellare (nell’ambiente part) e di
inserire quindi nell’assieme un nuovo elemento: “l’alberino cambio”.
Infatti
grazie “all’alberino cambio” (vincolato da me a terra) ho potuto
inserire il vincolo di assialità alla
“leva comando cambio” ed ottenere quindi una corretta cinematica
dell’assieme.
Infine
voglio sottolineare che (come logicamente doveva essere) gli unici elementi
vincolati a terra sono “l’alberino cambio” ed “il supporto pedana sinistra”.

Ambiente Draft
Anche
per questa sezione ho svolto con estrema utilità l’esercitazione proposta
(veramente completa).
Ho
così realizzato la messa in tavola dei seguenti file part e file assembly:
-
Anello elastico (part).
-
Perno per pedana (part).
-
Dado basso (part).
-
Testa a snodo (part).
-
Asta comando cambio
(part).
-
Supporto pedana sinistra
(part).
-
Assieme asta comando
cambio (assembly).
-
Vista esplosa
(assembly).
-
Assieme finale
(assembly).
Ho
deciso (come per l’ambiente part) di iniziare dalla messa in tavola dei
componenti più semplici in modo tale da prendere confidenza con i diversi
comandi disponibili senza troppe difficoltà.
Comunque
questo ambiente (ben note le nozioni di disegno meccanico), come del resto
l’ambiente assembly, si è dimostrato piuttosto intuitivo ed agevole (anche per
un principiante del Solid Edge come me).

DESCRIZIONE
DELLE DIFFICOLTA’ INCONTRATE E
DELLE
SOLUZIONI INDIVIDUATE
-
Modellazione della “Gomma” del pedale cambio.
Ho
deciso di inserire la trattazione di questo elemento nel presente capitolo
poiché la sua realizzazione è stata
abbastanza sofferta.
Dovendo
la “gomma” essere inserita sul pedale cambio è necessario che la sua superficie
interna (cavità) riproduca esattamente la superficie esterna del pedale
(volendo simulare esattamente la realtà) senza che si verifichi interferenza e
tanto meno gioco nell’accoppiamento.
Il
primo tipo di approccio per la modellazione si è basato sulla:
- riproduzione esatta dello schizzo
utilizzato per la modellazione del pedale,
protusione di scorrimento, spessoramento, scavo di scorrimento
(utilizzando lo schizzo iniziale) ed infine raccordatura interna della cavità.
Questo
approccio è però andato più volte a mal fine a causa di:
-
interferenze in fase di
assemblaggio.
-
impossibilità di
assemblaggio della gomma sul pedale.
Così,
dopo essermi consigliato con il prof. Mandorli, ho provato a cambiare strategia
di modellazione ed esattamente (come indica anche la edgebar dell’immagine
sotto riportata):
-
Creazione della superficie di offset (con distanza
nulla) della punta del “pedale cambio”.
-
Rilascio del genitore della superficie di offset.
-
Copia della parte della punta del “pedale cambio”.
-
Spessoramento
( [3mm] )della copia di parte (punta pedale cambio).
-
Feature booleana (sottrai) della superficie di offset iniziale.
FINALMENTE ho ottenuto un calco perfetto (internamente
alla gomma) della superficie esterna della punta del pedale.
Infatti
il comando feature booleana (sottrai) permette proprio di ottenere un
“negativo” o “calco” in uno stampo, di una superficie desiderata.
Dopodichè
ho completato la modellazione della “gomma” praticando sulla superficie
laterale di essa 6 scavi di scorrimento
(singolo percorso e sezione trasversale). Questi rappresentano le tacche
antisdrucciolo presenti sulla gomma reale.
Voglio
evidenziare come in questo caso non mi sia stato possibile utilizzare il
comando di campitura in quanto la superficie da modellare non è né piana né di
dimensioni costanti. Ho dovuto perciò realizzare 6 piani paralleli e disegnare
su ognuno di essi la sezione di scavo.
Infine
ho completato l’elemento con dei raccordi
di rifinitura finale.

- Modellazione della “pedana
sinistra” e del “pedale cambio”.
Per
quanto riguarda la “pedana sinistra”, la difficoltà principale è stata
nel modellare il corpo longitudinale indicato dalla freccia gialla:
-
Creazione del primo schizzo come sezione di
riferimento per la successiva protusione.
-
Utilizzo del comando scala gli elementi selezionati (ambiente
part_disegna) per la creazione del secondo schizzo (proporzionale al primo) su di un nuovo piano (parallelo a
quello del primo schizzo).
-
Creazione di due piani per tre punti.
-
Creazione di due curve guida (schizzi) per la successiva
protusione.
-
Protusione di scorrimento (percorsi multipli e sezioni
trasversali).
-
Protusione di loft.
Dopodichè
ho generato lo scavo grande attraverso uno scavo
di loft.
Anche
in questo caso (come per la gomma), per ricavare le 7 tacche antisdrucciolo non
ho potuto utilizzare il comando campitura a causa della particolare
conformazione della superficie di base.
Per
quello che riguarda il “pedale cambio”, la difficoltà principale è stata
nel modellare il “braccio” (freccia rossa) e la punta (freccia gialla).
La modellazione del braccio è stata possibile
attraverso il comando di: protusione di
scorrimento (percorsi multipli e sezioni trasversali), dopo aver disegnato
diversi schizzi su più piani di riferimento ed un percorso guida (curva per punti chiave).
Voglio
sottolineare che per avere una corretta intersezione e raccordatura tra braccio
e gambo del pedale, è stato necessario disegnare il primo schizzo del braccio
(da cui parte la protusione) su di un pano passante per il centro del foro
grande del gambo (vedere file part). Solo successivamente (altrimenti
rimarrebbe l’inizio della protusione all’interno del foro grande), scavando il
gambo con il foro grande, ho eliminato la parte iniziale della protusione.
La
modellazione della punta ha invece richiesto: una protusione di loft ed una di
scorrimento (singolo percorso e sezione trasversale) e successivamente uno
scavo semplice.
Molto
complessa è stata anche la successiva fase di raccordo dei diversi spigoli e
delle intersezioni.
- Assemblaggio della “gomma”.
In
ambiente assembly l’unica difficoltà incontrata (come precedentemente accennato)
è stata nell’inserimento della molla.
Infatti
oltre alla rimodellazione (in ambiente assembly) del foro (di fermo molla)
della pedana, ho dovuto porre molta attenzione nel posizionamento dei vincoli
affinché la molla risultasse isostatica e montata nella corretta posizione.
Ho
raggiunto tale obbiettivo ponendo una relazione di allineamento assiale ad un primo asse di riferimento della molla ed
un’altra relazione di allineamento
assiale ad un secondo asse di
riferimento della molla (normale al precedente).