FACOLTA’  DI INGEGNERIA

C. di L. in INGEGNERIA MECCANICA

 

Disegno Assistito

Dal Calcolatore II

Prof: Ferruccio Mandorli

 

 

Modellazione di una Videocamera

 

 

 

De Vincentiis Antonio

Matricola: 1003069

E-mail: ant0d3v@libero.it

 

 

 

 

 

Prodotto modellato

 

La modellazione in esame riproduce una videocamera digitale Thomson dotata di schermo a colori, faro e comandi per rivedere il filmato.

 

 

Il risultato è il seguente:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strategia di modellazione

 

La videocamera è stata divisa in più parti secondo criteri geometrici. Le superfici così ricavate sono state modellate su layer diversi, in questo modo esse possono essere nascoste se non necessarie.

 

 

Disposta una “Bitmap di sfondo”, con il comando “Curva per punti di controllo”, sono state prese le curve esterne e le dimensioni di massimo ingombro.

Una volta finito un contorno, tutte le curve a contatto tra di loro e giacenti sullo stesso piano sono state unite con il comando di “Unisci”, in questo modo si ha la sensazione di avere un’unica curva e si velocizzano le fasi di copia, incolla e sposta su un piano parallelo. Se le curve successive differiscono dalle precedenti, basterà visualizzare i suoi punti di controllo e spostarli.

Raggiunto un numero sufficiente di curve si può creare la superficie. Ad esempio nel caso del mirino si è usato il comando di “Loft” e il comando “Superficie da curve piane” per chiudere gli estremi.

Ci sono casi diversi dal mirino in cui le superfici esterne non hanno uno spigolo vivo, come ad esempio la parte anteriore che comprende il microfono e il faretto.

 

 

Per la realizzazione di questo particolare, si è partiti comunque da un Loft di curve e si è tappata un’estremità con una superfice piana.

 

Tramite il comando “Combina superfici” si è eliminato lo spigolo che si va a formare; il comando conferisce la stessa tangenza sui bordi di  contatto di entrambe le superfici.

 

 

 

Successivamente sulla superficie è stato riportato il profilo del faro con il comando “proietta su superficie”. Queste curve che ora giacciono sul piano ci consentono di “suddividere” o “troncare” la superficie. Per realizzare il microfono, è stata suddivisa la sua forma e ad essa gli si è dato un “Plug-in” diverso in fase di rendering.

 

Per realizzare il faro, una volta bucata la superficie, con il comando “Sweep 1 binario” si è ricavato l’interno. All’esterno è stato chiuso con un vetro mentre all’interno sono state sistemate delle luci.

 

 

Per arrotondare superfici semplici squadrate conviene usare il comando “raccorda”, molto più veloce ma non sempre utilizzabile.

 

Per la modellazione di alcuni particolari, si è utilizzato il solid-edge, questi pezzi sono stati esportati per mezzo dell’estenzione “.igs”. Un file IGES infatti viene riconosciuto da entrambi i programmi.

Si è utilizzato il solid-edge per realizzare particolari aventi smussi complessi, difficilmente realizzabili in Rhino.

Una volta che questi file vengano importati in ambiente Rhino si è dovuto regolare la scala con “Scala 3D”, ruotare il pezzo e spostarlo.

 

Per alcune scritte, quelle in rilievo è stata usata l’opzione solidi, per altre, dove la scritta era curvilinea l’opzione curve, utilizzate poi per suddividere e cambiare layer alla superfice ricavata.

 

Alcune superfici, una volta suddivise, sono state ricostruite con il comando “Ricostruisci”, in modo da aumentare o diminuire i punti di controllo.

 

Descrizione delle difficoltà incontrate e delle soluzioni individuate

  

Il comando “Combina superfici” ha una limitazione, non può essere utilizzato per superfici tagliate o suddivise e quindi comporta alcuni problemi; inoltre molte volte vengono generate superfici strane, soprattutto con l’opzione curvatura, meno problemi si creano con l’opzione tangenza.

Dato che il programma è limitato nell’annullare le ultime operazioni, si è salvato più volte il modello con nomi diversi.

Si riscontrano problemi per selezionare curve e superfici quando queste raggiungono un numero elevato, la soluzione è stata quella di creare livelli (layer) provvisori e nascondere quelli indesiderati.

 

 

Descrizione del Rendering

 

Per realizzare immagini di raytracing si è utilizzato un ambiente che permette di creare e modificare i materiali preesistenti applicandoli ai diversi componenti, il risultato è quello di avere render molto realistici.

È stato possibile inserire degli specchi. Effettuando una prova, mettendo uno specchio di fronte all’altro si è visto che la ripetizione dell’oggetto riflesso è limitata, ad un certo punto uno dei due specchi diventa nero.